ESISTE VERAMENTE UN “GIUSTO PROCESSO” IN BIELORUSSIA? La storia di Dmitry Konovalov e Vladislav Kovalyov

Pena di morteIl 30 novembre scorso Dmitry Konovalov e Vladislav Kovalyov sono stati condannati alla pena capitale dalla Corte Suprema della Bielorussia a seguito di un processo che, secondo Amnesty International, non ha affatto rispettato i principi internazionali del giusto processo.

Dmitry Konovalov è stato giudicato colpevole per aver compiuto attacchi terroristici e aver prodotto sostanze esplosive, in relazione ad alcuni attacchi dinamitardi che si sono verificati in Bielorussia nel 2011. Il più recente, avvenuto lo scorso 11 aprile, ha provocato 15 vittime in una stazione della metropolitana di Minsk. Vladislav Kovalyov è stato condannato a morte per aver aiutato Konovalov e non aver avvertito le autorità.

Le sentenze capitali dei due uomini sono state già confermate e la sola possibilità per ottenere la loro salvezza è che le rispettive famiglie chiedano al Presidente della Repubblica Lukashenko la clemenza entro 10 giorni dalla sentenza. Se le richieste di clemenza saranno respinte, Konovalov e Kovalyov potranno essere messi a morte anche solo pochi minuti dopo la decisione del presidente.

La Bielorussia è l’unico Paese europeo che ancora prevede la pena capitale, che generalmente viene eseguita con un colpo solo sparato alla nuca. L’ultima esecuzione in Bielorussia è avvenuta lo scorso luglio ai danni di due uomini condannati per un triplice omicidio.

Come ho già accennato, Amnesty International ha sollevato diversi dubbi circa l’equità del processo. Ci sono diversi aspetti della vicenda giudiziaria che risultano essere controversi: Kovalyov ha ritrattato la sua confessione durante il processo, sostenendo che gli fosse stata estorta sotto pressione; ha raccontato inoltre che, durante gli interrogatori, l’investigatore aveva minacciato di sparargli, e ha anche affermato di aver sentito Konovalov urlare in un’altra stanza.

Ha suscitato perplessità anche la rapidità dell’arresto dei due uomini. Questi, infatti, sono stati arrestati il giorno dopo l’esplosione, il 12 aprile, e il 13 aprile il presidente Aleksandr Lukashenko aveva già annunciato che i due avevano confessato di aver commesso quello e altri precedenti attentati. In realtà, Konovalov e Kovalyov erano stati interrogati solo a partire dal 14.

attacchi terroristici in Bielorussia

attacchi terroristici in Bielorussia

Infine, come riporta l’azione urgente pubblicata da Amnesty sulla sua homepage, non ci sono prove che colleghino i due imputati all’esplosione. L’unica prova dell’accusa, il filmato di una telecamera di sicurezza, è stato sequestrato pochi giorni dopo il loro arresto e l’avvocato della difesa ha affermato che era stato chiaramente manomesso.

Ma quali sono gli standard internazionali concernenti il giusto processo che Amnesty International afferma essere stati violati nel caso di specie? Il giusto processo è un modello processuale che affonda le sue origini nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1948), che ha successivamente trovato conferma nella Convenzione Europea sui diritti dell’uomo (1950) per poi essere affermato anche all’interno di diverse costituzioni nazionali (ad esempio l’articolo 111 della Costituzione italiana).

I principi fondamentali di questo modello processuale sono: il diritto a un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole; il diritto a essere giudicati da un giudice terzo e imparziale; il rispetto della parità tra accusa e difesa; lo svolgimento del processo nel contraddittorio tra le parti (anche nell’ambito della formazione della prova); un effettivo diritto di difesa garantito, ad esempio, da una veloce informazione all’imputato della pendenza del processo a suo carico, dalla possibilità di interrogare o far interrogare le persone che lo accusano o che lo possono discolpare e dall’ausilio di un interprete nel caso in cui la parte sia straniera; il diritto alla presunzione di innocenza fino a quando non venga legalmente accertata la colpevolezza dell’imputato. A questi principi aggiungo anche i principi per cui nessun individuo può essere sottoposto a trattamenti o punizioni inumane e degradanti e per cui nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto.

È evidente che nel caso di Dmitry Konovalov e Vladislav Kovalyov alcuni di questi principi siano stati violati, e in particolare il diritto a un’effettiva difesa dei due soggetti imputati e il diritto alla loro presunta innocenza. La loro vicenda giudiziaria contrasta inoltre con alcune disposizioni che sono sancite nella Carta Fondamentale della Bielorussia.

All’interno di questo testo, infatti, troviamo scritto che la Repubblica della Bielorussia riconosce la supremazia dei principi di diritto internazionale (quindi anche quelli concernenti il giusto processo) e che intende assicurare la conformità della propria legge a suddetti principi; l’uguaglianza di tutti davanti alla legge e il loro diritto, senza alcuna discriminazione, a un’uguale tutela dei propri diritti e interessi legittimi; il diritto alla vita e l’eccezionalità al ricorso della pena capitale che può essere emanata solo con il verdetto di un tribunale competente, indipendente e imparziale e dopo un processo (di ragionevole durata) nel quale viga la presunzione di non colpevolezza fino a quando non sia stata legalmente accertata e che, durante il periodo di detenzione, l’imputato non può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti.

Il 9 dicembre Dmitry Konovalov ha presentato al Presidente della Repubblica bielorussa Lukashenko un’istanza di clemenza sostenendo la propria innocenza e totale estraneità ai fatti che gli vengono imputati. Negli stessi giorni una delegazione internazionale si è recata a Minsk allo scopo di consegnare le oltre 250 mila firme raccolte finora per chiedere al presidente Lukashenko una moratoria immediata sulla pena di morte. La delegazione, composta da Amnesty International e alcune associazioni bielorusse per la difesa dei diritti umani, è stata però respinta dalle autorità bielorusse.

Ancora una volta ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo perché Dmitry Konovalov e  Vladislav Kovalyov non siano condannati a morte e venga promosso un processo che rispetti gli standard minimi previsti dal diritto internazionale.
In questi giorni è possibile firmare l’azione urgente indirizzata al governo della Bielorussia, Bielorussia: due uomini a rischio esecuzione

Approfondisci la Campagna No alla Pena di Morte

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Pubblicato da Marcello Bonazzi
nella rubrica Diritti civili e politici Segnali news
il 17 dicembre 2011

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