Nigeria: Natale di sangue per le comunità cristiane

© Kadir van Lohuizen/NOOR

© Kadir van Lohuizen/NOOR

Ci troviamo in Nigeria e centinaia di cristiani affollano le chiese per celebrare il Natale, quando una serie di attacchi coordinati, rivendicati dal gruppo estremista islamico “Boko Haram”, causano ben 35 morti.

La prima esplosione avviene in una chiesa alla periferia di Abuja; la seconda, ancora in una chiesa, a Jos (capitale dello Stato di Plateau); infine, si registra un terzo attacco contro un’altra chiesa cristiana a Gadaka (città dello Stato di Yobe).
Questa catena di violenze, però, non si ferma e prosegue, mietendo altri morti (tre poliziotti e un kamikaze) nel nord-est del Paese, a Damaturu, dove l’attentatore suicida lancia la sua autovettura, imbottita di esplosivo, contro un mezzo della polizia.
Si tratta di attacchi che si ripetono anche durante l’Epifania e che ormai i mass media ci comunicano quotidianamente.

Ogni volta le vittime sono fedeli cristiani che da sempre convivono (più o meno pacificamente) con i numerosi musulmani presenti in Nigeria.
Una convivenza che, a partire dal 2004, è stata minata dal gruppo islamico “Boko Haram” che ha l’obiettivo di instaurare un regime islamico, fondato sulla sharia, nello stato nigeriano.
Si tratta di un gruppo paramilitare che, collegato al ramo maghrebino di al Qaida, è considerato responsabile dell’uccisione di 500 cristiani solo nel 2011.

Già Amnesty, all’interno dei suoi Rapporti Annuali, denunciava le feroci violenze di questa organizzazione che mina il diritto alla libertà religiosa in Nigeria. Se consultiamo il Rapporto annuale del 2011, scopriamo, ad esempio, che solo tra il 17 e il 20 gennaio più di 300 persone sono morte a causa di violenze a sfondo religioso e politico nella città di Jos.

Detto ciò, sembrerebbe non esistere il diritto di libertà religiosa in Nigeria.
Roporto qui alcune norme che a livello internazionale sono state emanate con lo scopo di sancire definitivamente la libertà di manifestare la propria fede religiosa.
Si tratta di una libertà che ha avuto la sua prima espressione nell’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) che parla tanto di una libertà a professare privatamente il proprio credo religioso quanto (e questo è il punto fondamentale e di grande innovazione!) pubblicamente.
Questo principio, poi, è stato accolto, con formule più o meno simili, anche all’interno di altri documenti internazionali, come il Patto internazionale dei Diritti Civili e Politici (1966) e la Convenzione Europea sui Diritti Umani (1952).
Infine, possiamo ricordare un documento fondamentale per la storia giuridica del continente africano, cioè la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli.
Questo atto, adottato dall’Unione Africana nel 1981 ed entrata in vigore nel 1986 grazie alla ratifica di 35 Stati (tra cui anche la Nigeria) sul totale dei 50 membri dell’OUA, sancisce l’obbligo di rispettare alcuni diritti fondamentali dell’uomo, tra cui quello di libertà religiosa (articolo 8).

Proprio per adempiere a questo preciso obbligo, il governo nigeriano ha spiegato le sue forze di sicurezza contro il gruppo estremista islamico. Il già citato Rapporto Annuale di Amnesty del 2011, ci informa di numerosi arresti nei confronti di persone (circa 260) sospettate di appartenere al gruppo estremista. In questi giorni, poi, non è infrequente vedere al telegiornale immagini di soldati nigeriani impiegati nella lotta agli estremisti e che spesso fanno uso, a dire il vero, di metodi poco legali.

È evidentemente una situazione in continua evoluzione che tiene col fiato sospeso il Mondo intero: si tratta di capire se, al termine di questi massacri, Boko Haram riuscirà nel suo intento di affermare la sharia in Nigeria, sconvolgendo i delicati equilibri internazionali creatisi a partire dal 11 settembre 2001.

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Pubblicato da Marcello Bonazzi
nella rubrica Diritti civili e politici Segnali news
il 9 gennaio 2012

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